E45, una emergenza lunga venti anni

…ma secondo alcuni amministratori locali sembra che la strada esista solo da tre mesi

Continua purtroppo l’indecente spettacolo di chi, dopo venti anni di assoluta latitanza, oggi sbraita contro il Governo pretendendo con arroganza che lo Stato vada in pochi minuti a sanare le loro pluridecennali incapacità.

La questione E45 non può essere gestita con i criteri dell’emergenza. Non avevano alcun senso le richieste di dichiarare lo stato di emergenza nazionale avanzato dalle regioni a guida PD e non ci stupisce affatto la scelta del Governo di negare tale dichiarazione. Ciò non toglie assolutamente che lo Stato si impegni a garantire a cittadini ed imprese danneggiate dalla chiusura della strada, attualmente aperta solo al traffico leggero, un congruo indennizzo.

Ribadiamo per l’ennesima volta lo stato dei fatti:

  • La E45 nel tratto attualmente chiuso al traffico pesante (Valsavignone-Canili) non ha ricevuto adeguata manutenzione da almeno venti anni;
  • Nello stesso tratto manca da almeno venti anni una viabilità alternativa. La preesistente ex SS3bis, declassata poi a Strada Provinciale, è stata chiusa nel 1998 dopo che la Provincia di Arezzo decise letteralmente di sbarazzarsene e di assegnarne la gestione al comune di Pieve Santo Stefano;
  • Un qualsiasi intervento di manutenzione importante (non parliamo di banale rifacimento dell’asfalto, ma – ad esempio – di messa in sicurezza di piloni ed altre parti strutturali) avrebbe molto probabilmente comportato la necessità di una chiusura del tratto di strada in entrambe le direzioni. Ciò non è mai stato fatto anche per il fatto che mancava, come detto, da almeno venti anni una viabilità alternativa.

Torniamo dunque a ribadire che la questione primaria non è solo la necessità di una migliore manutenzione della E45 (ci mancherebbe!), ma soprattutto la garanzia di una viabilità alternativa che consenta l’effettuazione periodica di interventi importanti di manutenzione anche strutturale.

La chiusura disposta dalla Procura (la perizia avviata dall’Ing. Modena giovedì 11 aprile ci dirà finalmente se questo provvedimento è stato giusto oppure no) non avrebbe procurato i danni enormi all’economia del territorio che ben conosciamo se ci fosse stata una viabilità alternativa. Tale viabilità avrebbe certamente allungato i tempi di percorrenza, ma avrebbe mantenuto collegata la Valtiberina ai principali flussi di traffico. Dichiarare l’emergenza nazionale a fronte di palesi carenze decisionali da parte delle amministrazioni locali, in primis Provincia di Arezzo e Regione Toscana, costituirebbe un precedente gravissimo e andrebbe di fatto a giustificare tali carenze. Attendiamo ancora almeno una minima autocritica da questi signori.

Non ci tiriamo indietro di fronte ai disastri compiuti da chi ci ha preceduto e ha danneggiato i cittadini. Non accettiamo e non accetteremo mai che chi ha guidato le istituzioni locali senza muovere un dito per ripristinare il collegamento stradale alternativo alla E45 venga oggi a dare lezioni ai ministri Di Maio e Toninelli cui va il merito di aver sbloccato, dopo oltre venti anni, i lavori sulla viabilità alternativa grazie alla firma della convenzione tra Anas e Comune di Pieve Santo Stefano.

Movimento 5 Stelle Sansepolcro

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